Dal 1° luglio è entrata in vigore la nuova tassa doganale europea di 3 euro applicata agli acquisti online di prodotti provenienti da Paesi extra Unione Europea con valore inferiore a 150 euro. La misura si inserisce nel quadro delle politiche europee di contrasto al fast fashion e alla concorrenza ritenuta distorta nel settore dell’e-commerce globale.
Secondo la Commissione europea, negli ultimi anni il volume delle spedizioni di basso valore è aumentato in modo significativo: nel solo 2025 sono arrivati nel mercato UE circa 5,9 miliardi di articoli acquistati online da Paesi terzi, pari a oltre 16 milioni di pacchi sdoganati ogni giorno. Un flusso crescente che ha messo sotto pressione i sistemi di controllo doganale e sollevato preoccupazioni sia sul piano della concorrenza che della sicurezza dei prodotti.
Come funziona il nuovo dazio
Il contributo di 3 euro viene applicato ai prodotti acquistati online e spediti direttamente da Paesi extra UE quando il valore complessivo della spedizione non supera i 150 euro.
Una delle caratteristiche principali della misura riguarda però il criterio di calcolo: il dazio non si applica al pacco nel suo insieme, ma alle diverse tipologie di prodotti contenute al suo interno, identificate tramite codice doganale TARIC. In pratica, ogni categoria merceologica presente nell’ordine genera un proprio addebito di 3 euro. Se all’interno del pacco sono presenti articoli appartenenti alla stessa categoria (ad esempio più magliette identiche), il dazio resta unico. Se invece il carrello contiene prodotti di natura diversa (abbigliamento, elettronica, accessori), il contributo viene moltiplicato per ciascuna categoria individuata. Questo meccanismo può incidere in modo significativo sul costo finale degli acquisti online, soprattutto nei casi tipici delle piattaforme di e-commerce a basso costo, dove è frequente combinare prodotti diversi nello stesso ordine.
Facciamo un esempio pratico. Per chiarire l’impatto della misura:
- Esempio 1 (articoli uguali): 3 magliette identiche → 3 euro complessivi di dazio
- Esempio 2 (articoli diversi): maglietta, orologio e gadget elettronico → 9 euro complessivi (3 euro per ciascuna categoria)
IVA e ulteriori costi
Oltre al nuovo dazio, resta sempre applicata l’IVA al 22% sul valore complessivo della merce.
È inoltre previsto, a livello nazionale, un ulteriore contributo fisso di 2 euro per le spese di sdoganamento. Tale misura risulta al momento sospesa fino a ottobre, ma potrebbe essere reintrodotta successivamente, andando ad aumentare ulteriormente il costo finale degli acquisti online.
Sicurezza dei prodotti: servono controlli, non solo nuovi oneri
La Commissione europea giustifica la misura anche con la necessità di rafforzare la sicurezza dei consumatori, evidenziando come una quota rilevante dei prodotti di basso valore importati non risulti pienamente conforme agli standard UE.
ADOC ritiene fondamentale garantire la sicurezza dei cittadini e la qualità dei prodotti immessi sul mercato, ma sottolinea come il semplice incremento dei costi non possa rappresentare la soluzione principale. Occorre invece rafforzare i controlli doganali, aumentare le verifiche sui prodotti venduti online e rendere maggiormente responsabili le piattaforme di e-commerce, che devono garantire la conformità dei beni immessi sul mercato europeo.
Il rischio per i consumatori
Il rischio concreto è che il nuovo sistema si traduca in un aumento generalizzato dei prezzi a carico dei consumatori finali. Considerata la struttura del dazio, anche acquisti di importo contenuto possono subire rincari significativi, soprattutto quando composti da più tipologie di prodotti. Una dinamica che potrebbe incidere maggiormente sulle famiglie con minore capacità di spesa e su chi utilizza l’e-commerce come alternativa necessaria, soprattutto in aree dove l’offerta commerciale fisica è limitata.
La posizione di ADOC
Come ADOC riteniamo che la lotta alla concorrenza sleale, ai prodotti non sicuri e agli effetti negativi del fast fashion debba essere affrontata con strumenti efficaci e non attraverso ulteriori aggravi economici per i cittadini. Da anni siamo impegnati in campagne di educazione al consumo consapevole, rivolte in particolare ai più giovani, per promuovere scelte d’acquisto responsabili e informate. Allo stesso tempo chiediamo che le risorse generate da questa misura siano effettivamente destinate al rafforzamento dei controlli doganali e della sicurezza dei prodotti, e non si traducano in un semplice aumento del gettito fiscale. Infine, auspichiamo che il Governo italiano non proceda con l’eventuale introduzione del contributo nazionale aggiuntivo di 2 euro, attualmente sospeso fino a ottobre. I consumatori non possono continuare a essere il principale strumento di compensazione fiscale.



