I dati dei clienti sotto attacco: aumenta il rischio di phishing e frodi online
Negli ultimi mesi Booking.com ha comunicato di aver rilevato accessi non autorizzati ad alcune informazioni relative alle prenotazioni dei propri utenti.
Secondo quanto dichiarato dalla piattaforma, tra i dati potenzialmente coinvolti potrebbero esserci nome e cognome, indirizzo email, numero di telefono, dettagli della prenotazione e altre informazioni eventualmente condivise con le strutture ricettive. Dalle verifiche effettuate, invece, non risulterebbero compromessi i dati finanziari dei clienti.
Ma è proprio qui che si nasconde il pericolo: anche senza conoscere i dati della carta di credito, informazioni apparentemente “innocue” possono essere sufficienti per costruire una truffa estremamente credibile.
Come funziona la truffa: il falso messaggio della struttura
La truffa arriva con i dettagli veri della vacanza
Immaginiamo di ricevere un messaggio pochi giorni prima della partenza:
“Gentile Sig. Rossi, abbiamo rilevato un problema con la sua prenotazione presso l’Hotel X dal 12 al 15 settembre. Per evitare la cancellazione, è necessario confermare i dati e procedere al pagamento.”
Il messaggio potrebbe riportare il nostro nome, l’hotel effettivamente prenotato, le date corrette del soggiorno e persino il numero della prenotazione.
È proprio questo l’aspetto più insidioso.
Il viaggiatore, vedendo informazioni autentiche, potrebbe pensare che il messaggio provenga realmente dall’hotel o da Booking.com e, senza ulteriori verifiche, cliccare sul link, inserire i propri dati personali o effettuare un pagamento.
In realtà, dietro quella comunicazione potrebbe esserci un truffatore.


Non è detto che la vittima abbia prenotato direttamente su Booking.com
C’è un ulteriore elemento da non sottovalutare.
Il rischio può riguardare anche persone che non utilizzano direttamente Booking.com.
Molte strutture ricettive, infatti, sono presenti contemporaneamente su diverse piattaforme di prenotazione, come Booking.com, Airbnb e altri portali. I dati relativi agli ospiti possono essere gestiti e condivisi tra piattaforme, strutture e sistemi utilizzati per la gestione delle prenotazioni.
Di conseguenza, una persona potrebbe ricevere una comunicazione fraudolenta apparentemente collegata a una prenotazione effettuata attraverso un’altra piattaforma, perché il truffatore è entrato in possesso di informazioni relative alla struttura o al soggiorno.
Questo rende ancora più difficile riconoscere immediatamente l’inganno.
Come riconoscere una possibile truffa
Ci sono alcuni segnali che devono far scattare l’attenzione:
- richieste urgenti di pagamento per evitare la cancellazione della prenotazione;
- link ricevuti via email, SMS o WhatsApp che invitano a “verificare” o “confermare” la prenotazione;
- richiesta di inserire nuovamente numero della carta, CVV, credenziali o codici OTP;
- richieste di pagamento tramite bonifico, ricariche o sistemi di pagamento non previsti dalla prenotazione;
- messaggi che invitano ad abbandonare la piattaforma per completare la procedura;
- indirizzi email o siti web molto simili a quelli ufficiali, ma con piccole differenze;
- comunicazioni che utilizzano correttamente nome, hotel, date e numero della prenotazione, cercando proprio di sfruttare la fiducia del viaggiatore.
La regola più importante: non fidarsi perché il messaggio “sembra vero”
Il fatto che una comunicazione contenga informazioni reali sulla prenotazione non significa che sia autentica.
Anzi, nel caso di una violazione di dati, proprio queste informazioni possono essere utilizzate per rendere il phishing più convincente.
Per questo, davanti a una richiesta insolita, è fondamentale non cliccare immediatamente sul link ricevuto e non rispondere al messaggio.
Meglio accedere autonomamente all’app o al sito ufficiale della piattaforma, verificare lo stato della prenotazione e, se necessario, contattare direttamente la struttura utilizzando un recapito reperito autonomamente, senza utilizzare numeri di telefono o link contenuti nel messaggio sospetto.
Cosa fare se si è già cliccato o effettuato un pagamento
Se si è già inserito un dato personale o finanziario in una pagina sospetta, è importante intervenire rapidamente.
In caso di inserimento dei dati della carta, è opportuno contattare immediatamente la banca o l’emittente della carta, verificare eventuali operazioni non autorizzate e valutare il blocco o la sostituzione della carta.
Se sono state comunicate credenziali di accesso, occorre modificare immediatamente la password, utilizzando una password nuova e non riutilizzata su altri servizi, e attivare l’autenticazione a due fattori quando disponibile.
È inoltre consigliabile conservare email, SMS, screenshot, numeri di telefono, indirizzi dei siti e ricevute di pagamento: possono essere utili per eventuali contestazioni e per la denuncia alle autorità competenti.
ADOC: attenzione alle richieste di pagamento “fuori piattaforma”
Il caso dimostra ancora una volta quanto sia importante prestare attenzione alle comunicazioni relative alle prenotazioni turistiche.
Una prenotazione reale non rende automaticamente autentica una richiesta ricevuta via email, SMS o WhatsApp.
I consumatori devono quindi mantenere alta l’attenzione soprattutto quando viene richiesto un pagamento aggiuntivo, una nuova verifica della carta o il trasferimento della conversazione su canali esterni alla piattaforma.
Prima di pagare, verificare. Prima di cliccare, controllare. E, in caso di dubbio, fermarsi.
La conoscenza dei dettagli della propria vacanza da parte del mittente non è una prova della sua identità: oggi, purtroppo, anche i truffatori possono conoscere quei dettagli.







